Mattina - Giuseppe Ungaretti

Vita di Giuseppe Ungaretti (Treccani Scuola) https://www.youtube.com/watch?v=Il1Ty-XdM-M Giuseppe Ungaretti Mattina M’illumino d’immenso Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917 Pochi sono i termini a cui si può fare riferimento per comprendere il senso e il valore di questa poesia; eppure proprio questa esiguità rende ogni vocabolo un nodo da cui si diramano significati e interpretazioni diverse e intersecate tra loro. Con Mattina, Giuseppe Ungaretti trova la formula più emblematica e radicale per esprimere la propria poetica, fondata sulla fiducia nel “valore della parola” di fronte all’abisso scavato dalla guerra nella condizione umana. Scandite e isolate nel bianco della pagina, le poche parole che compongono la lirica, “nude ed essenziali”, acquistano un valore quasi magico, poiché riescono a evocare una condizione esistenziale presentata come assoluta. Tuttavia, l’indicazione finale di luogo e data del componimento, tuttavia, e il titolo - che segnala il momento del giorno in cui si è prodotta questa epifania 4 - servono, come sempre in Ungaretti, ad ancorare alla realtà concreta della storia, individuale e collettiva, l’apertura all’universale e al metafisico. La tecnica con cui Ungaretti riesce a ottenere un simile effetto poetico consiste in un procedere per via di “levare”, ovvero riducendo progressivamente la quantità di termini impiegati per esprimere il nucleo concettuale del componimento. Maggiore è la concentrazione verbale, maggiore risulta anche la densità semantica dei vocaboli, che vengono così caricati – ma talvolta anche sovraccaricati – di senso e di valore. Il caso di Mattina è esemplare: in una prima fase, quando s’intitolava ancora Cielo e mare, la poesia (come testimonia una lettera a Giacomo Papini) era così composta: “M’illumino | d’immenso | con un breve | moto | di sguardo”. Tagliando completamente la seconda parte (gli ultimi tre versi) per l’edizione di Allegria di naufragi, Ungaretti ha accresciuto la fulmineità e anche l’icasticità di una poesia che riesce a esprimere il senso assoluto di pienezza e apertura verso l’esterno che può essere prodotto da un istante di sintonia tra l’uomo, pur afflitto dalle inquietudini di una guerra ancora in corso, e il mondo che lo circonda. Proprio questo attento processo di selezione e di lavoro sulle parole (si veda ad esempio l’insistenza sui suoni di - l -, - m -, - n -) indica bene come la poesia ungarettiana, sia in questa fase sia in quella successiva, non sia affatto una poesia “facile” ed immediata, e ben lontana dalla maniera superficiale di molti suoi imitatori.

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Vita di Giuseppe Ungaretti (Treccani Scuola) https://www.youtube.com/watch?v=Il1Ty-XdM-M Giuseppe Ungaretti Mattina M’illumino d’immenso Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917 Pochi sono i termini a cui si può fare riferimento per comprendere il senso e il valore di questa poesia; eppure proprio questa esiguità rende ogni vocabolo un nodo da cui si diramano significati e interpretazioni diverse e intersecate tra loro. Con Mattina, Giuseppe Ungaretti trova la formula più emblematica e radicale per esprimere la propria poetica, fondata sulla fiducia nel “valore della parola” di fronte all’abisso scavato dalla guerra nella condizione umana. Scandite e isolate nel bianco della pagina, le poche parole che compongono la lirica, “nude ed essenziali”, acquistano un valore quasi magico, poiché riescono a evocare una condizione esistenziale presentata come assoluta. Tuttavia, l’indicazione finale di luogo e data del componimento, tuttavia, e il titolo - che segnala il momento del giorno in cui si è prodotta questa epifania 4 - servono, come sempre in Ungaretti, ad ancorare alla realtà concreta della storia, individuale e collettiva, l’apertura all’universale e al metafisico. La tecnica con cui Ungaretti riesce a ottenere un simile effetto poetico consiste in un procedere per via di “levare”, ovvero riducendo progressivamente la quantità di termini impiegati per esprimere il nucleo concettuale del componimento. Maggiore è la concentrazione verbale, maggiore risulta anche la densità semantica dei vocaboli, che vengono così caricati – ma talvolta anche sovraccaricati – di senso e di valore. Il caso di Mattina è esemplare: in una prima fase, quando s’intitolava ancora Cielo e mare, la poesia (come testimonia una lettera a Giacomo Papini) era così composta: “M’illumino | d’immenso | con un breve | moto | di sguardo”. Tagliando completamente la seconda parte (gli ultimi tre versi) per l’edizione di Allegria di naufragi, Ungaretti ha accresciuto la fulmineità e anche l’icasticità di una poesia che riesce a esprimere il senso assoluto di pienezza e apertura verso l’esterno che può essere prodotto da un istante di sintonia tra l’uomo, pur afflitto dalle inquietudini di una guerra ancora in corso, e il mondo che lo circonda. Proprio questo attento processo di selezione e di lavoro sulle parole (si veda ad esempio l’insistenza sui suoni di - l -, - m -, - n -) indica bene come la poesia ungarettiana, sia in questa fase sia in quella successiva, non sia affatto una poesia “facile” ed immediata, e ben lontana dalla maniera superficiale di molti suoi imitatori.

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